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Religione
e magia
Il sentimento religioso, o più propriamente magico-religioso, pervade
la vita dei contadini della nostra vecchia comunità.
Non
vi è momento importante, nell'ambito del lavoro, delle relazioni, delle
decisioni, degli accadimenti della vita, che non sia segnato da un riferimento
al soprannaturale e non sottolinei il bisogno di aiuto e di protezione
da forze malefiche sempre in agguato. In generale, il primitivo bisogno
di propiziazione, attraverso riti magici, delle forze estranee e naturali,
nonchè il bisogno di evasione e di incontro espresso in varie forme di
festività, sono stati assorbiti e soddisfatti dalla religione cristiana
che li ha indirizzati e incanalati nei vari rivoli delle sue pratiche
e dei suoi culti.
Ne risulta un caratteristico intreccio di elementi cristiani e culti ancestrali,
di devozione e di superstizione.
Così,
ad esempio, il culto dei santi ha monopolizzato ogni forma di rito
propiziatorio; ogni santo ha assunto un suo particolare settore di intervento
nella protezione da malanni e da difficoltà: ci si rivolge a santi specifici
per invocare la guarigione da determinate malattie; si inserisce l'immagine
di un santo nella chiave di volta quando si costruisce una casa nuova;
si infilano immagini o medagliette sotto i vestiti dei bambini per preservarli
da infortuni o disgrazie.
Anche primitive forme rituali legate al lavoro agricolo sono state inglobate
e inserite in nuovi contesti.
Interessante a questo proposito l'abitudine, viva tuttora, di distribuire
nelle campagne e di portare nelle case rami di ulivo benedetti durante
la processione delle Palme (ta Vaìa), nonchè di preparare i cosiddetti
sabburki (sepolcri) per i riti della settimana santa.
Sono costituiti, questi ultimi, da piantine di graminacee o legumi fatte
crescere al buio in delle ciotole inumidite, così da presentarsi come
un fitto strato di steli bianchi e delicati che vengono posti a ornamento
della statua del Cristo morto il venerdi santo (mali prasseì).
La Quaresima (Sarakostì) rappresenta in generale
un periodo importante nell'ambito delle ricorrenze religiose dell'anno
liturgico, periodo di raccoglimento e di penitenza. La comunità contadina
accentua in modo particolarmente rigoroso la richiesta di astinenza prescritta
dalla Chiesa ma, nello stesso tempo, collega alla Quaresima una curiosa
tradizione: all'inizio di tale periodo viene appeso sul terrazzo un fantoccio
di stoffa raffigurante una vecchia (quaremma) che regge
da un lato la conocchia, dall'altro un'arancia amara con sei penne di
gallina conficcate; ogni settimana se ne toglie una. Non è da confondere
con quest'ultima tradizione il riferimento, nel linguaggio popolare, alla
vecchia per indicare un tempo particolarmente rigido. Con
tale personificazione, infatti, vengono designati gli ultimi due giorni
di febbraio e i primi due di marzo, considerati i giorni più freddi dell'anno.
Del tutto singolare è anche un'altra tradizione presente nella comunità
calimerese. Qui, in una chiesetta poco lontana dall'abitato, dedicata
a San Vito, presso la quale è abitudine trascorrere la giornata
della pasquetta, si conserva una grossa pietra forata, infissa nel terreno
al centro della navata. E' usanza che ragazzi ed adulti passino attraverso
il foro; per devozione, si dice; probabilmente, ripetendo un rito millenario,
propiziatorio della fecondità. Si sente affermare del resto che da quel
foro chiunque possa passare; vi sono passate infatti anche persone dalla
mole proverbiale. Ugualmente tipico della tradizione di Calimera
è, all'inizio dell'estate, più precisamente in occasione delle ricorrenze
di Sant'Antonio e San Luigi, l'addobbo di alcune strade del paese con
i cosiddetti lampiuni ; con un'intelaiatura di canne, coperta da
carta velina, vengono costruiti oggetti diversi (tamburi, stelle, navi,
palloni, ecc.) che, illuminati all'interno da una lampadina e appesi al
centro delle strade, creano un suggestivo effetto. Queste particolari
occasioni festive si concludevano un tempo con la cuccagna (gara
tra squadre di giovani nell'arrampicarsi su di un palo unto di sapone)
ed un falò.
In questo contesto, di intreccio tra elementi magici ed elementi
religiosi, possono anche essere inserite le benedizioni che avvengono
in circostanze particolari (inizio di un'impresa lavorativa o altra attività,
eliminazione di presunti interventi malefici), e comunque ogni. anno nel
rito pasquale della benedizione delle case, da parte del sacerdote.
La figura e il ruolo di quest'ultimo merita un cenno più approfondito.
Il sacerdote, o più propriamente il parroco (o arcipreo),
occupa un posto fondamentale nella comunità. Come rappresentante del sacro,
egli non solo guida e controlla la vita spirituale di ognuno, condizionandone
il destino ultraterreno, ma esercita un vero e proprio potere all'interno
del paese, superiore anche rispetto al potere politico.
La sua presenza
dà solennità e rilievo ai momenti importanti della vita individuale e
collettiva. Inoltre la sua peculiare condizione gli permette di conoscere
fatti e problemi che si agitano all'interno delle famiglie o tra diverse
famiglie e quindi di poter intervenire in maniera opportuna per dirimere
litigi o prevenire conflitti. Egli ha particolare influenza sulle donne,
e questo provoca nel contadino un sentimento ambivalente verso di lui:
di rispetto in quanto prete, di sospetto in quanto uomo. Il contadino
reagisce soprattutto nei confronti dell'ambiguità rappresentata dal prete
nell'ambito della sessualità: poichè la virilità è il valore principale
per un uomo nella società contadina, il prete, che personifica la negazione
di tale valore, o viene assimilato nei suoi comportamenti reali a tutti
gli altri uomini, o viene declassato a figura intermedia tra uomo e donna.
Nonostante la cristianizzazione degli antichi riti e sentimenti, tuttavia,
la sopravvivenza di comportamenti magici è chiaramente visibile nel mondo
contadino di tradizione grecanica.
La fiducia nella possibilità di intervenire
e condizionare il corso degli eventi o lo stato di benessere o malessere
dei propri simili attraverso il desiderio e la volontà tipica del comportamento
magico è presente in credenze quali il malocchio, le voglie, i lasciti
per l'acchiatura. Il malocchio
(vàskama) è un influsso negativo, dovuto in genere ad invidia,
ai danni soprattutto dei bambini in buona salute, che vengono colti improvvisamente
da malori, vomito, prostrazione generale. Il rimedio contro il malocchio
è costituito da speciali formule e interventi magici conosciuti e praticati
da esperte che permettono così di riconoscere e liberare dal maleficio.
Le voglie (vule) sono conseguenze di un desiderio
intenso di qualcosa (solitamente cibo) da parte delle donne gravide. Se
il desiderio non è soddisfatto, il nascituro porterà un segno delle cose
desiderate sulla pelle, in corrispondenza del punto in cui la madre si
è toccata. Da qui l'invito a "toccarsi dietro" (nghistu mpi), dato
in simili circostanze, nonchè l'abitudine e la premura nel soddisfare
i desideri delle donne incinte.
L'acchiatura è il ritrovamento di un tesoro; non fortuito,
però, ma conseguente al verificarsi di tutta una serie di condizioni.
Chi aveva accumulato una cospicua ricchezza e non aveva eredi cui destinarla
stabiliva una sorta di patto diabolico: il tesoro veniva accuratamente
nascosto seppellendolo sotto il pavimento o in campagna e venivano dettate
le condizioni (lascio) per il suo ritrovamento; solo al loro completo
verificarsi si sarebbe venuti in possesso del tesoro, mentre una piccola
divergenza o il ritrovamento fortuito l'avrebbe polverizzato.
Cosi come
si crede nel diavolo, secondo le indicazioni della Chiesa, nella comunità
contadina si crede anche all'esistenza di altre forme di spiriti. Il primo
è la fonte principale di ogni malvagità e maleficio, e contro di lui valgono
solo l'acqua santa, il segno di croce, la benedizione del sacerdote; ma
esistono anche spiritelli innocui e burloni (sciakuddhàcia)
, i cui interventi, per quanto antipatici e irriverenti, non sono tuttavia
rovinosi come quelli diabolici.
Tra l'umano e il diabolico si situa, invece, l'esistenza di streghe
(stiare) e fattucchiere (masciare).
Le stiare sono donne che hanno il potere, con l'uso di speciali
unguenti, di trasformarsi in gatti e andare a ritrovarsi di notte sotto
un grande albero di noci per ballare e divertirsi; i loro interventi sono
dannosi e possono portare, talvolta, alla morte.
Le masciare hanno
le stesse capacità delle prime, delle quali sono la versione benefica:
tolgono il malocchio, operano per il bene.
Nell'ambito degli spiriti devono essere annoverate le anime dei defunti,
oggetto di particolare venerazione e culto. Sul comò di ogni casa sono
schierati i ritratti dei familiari morti (genitori, nonni ed altri parenti)
e in loro omaggio arde una lampada ad olio (formata da un bicchiere riempito
a metà d'acqua e due dita d'olio, su cui galleggia un legnetto con un
piccolo foro che mantiene lo stoppino) o fanno bella mostra dei fiori
raccolti dal giardino. I defunti sono ancora vicini: appaiono in sogno
nei momenti di difficoltà a consigliare e ad indirizzare; ci si rivolge
loro per aiuto e protezione; a volte essi hanno richieste da fare, serve
loro qualche oggetto personale, e ci si premura a mandarglielo mettendolo
nella bara del prossimo morto.
I proverbi
Il
corteggiamento e le nozze
L'infanzia
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