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L'infanzia
A pedia i' flìddha is kardìa (i figli sono foglie del cuore): così
il detto proverbiale sintetizza il forte attaccamento nei confronti dei
figli, accolti nella famiglia contadina come dono e benedizione del Signore.
Nonostante ciò, la condizione infantile in questo contesto non è certo
rosea. L'allevamento materno è naturalmente attento e premuroso, ma privo
di delicatezze e smancerie (A pedia lìlìutte dopu plònnune: i figli
si baciano quando dormono); il rapporto con il padre è improntato a timore
reverenziale: guai a opporsi ai suoi comandi e alle sue prescrizioni.
I bambini condividono il clima di povertà e di lavoro che li circonda,
e presto si richiede loro di contribuire all'economia familiare: li si
manda a raccogliere pietre o ghiande ( o pedai nonni lisaria ce kanni
o psomittu: il ragazzo raccoglie le pietre e si guadagna il pane).
Il gran numero di figli in ogni casa rende necessaria una indipendenza
e una socializzazione precoce; i bambini trascorrono tutto il loro tempo
libero per strada a giocare con i coetanei: giochi di movimento, in
gran parte (la campana per le ragazze; il nascondino, il
rincorrersi, lo scavalcarsi, l'ammucchiarsi uno sull'altro contro un muro,
sungi, per i ragazzi); o giochi di imitazione e di fantasia, che
utilizzano giocattoli semplici costruiti dagli stessi ragazzi con materiali
che si trovano facilmente in campagna (pietre, ghiande, rami, pale di
fichi d'India, ecc.) o materiali di risulta (corde, elastici, pezzi di
legno, pezzi di ferro, stoffe, bottoni, ecc.): ne vengono fuori bambole
(pupe), con relativo corredo, per le bambine, e, per i maschi,
fionde, archi, spade, pipe e trottole rudimentali.
La difficoltà di appartarsi in casa, con tanti bambini intorno, rende
a volte necessario il ricorso ad un interessante espediente: o ntartieni
(l'intrattenere). Quando la madre deve confidare o mostrare ad
una conoscente qualcosa che il figlioletto che le sta appresso non può
sentire o vedere, lei manda il bambino dalla vicina o dalla comare per
farsi dare o ntartieni, magari "con le campanelle": espressione
in codice che invoca la comprensione e la solidarietà del destinatario.
Il bambino è trattenuto allora con vari pretesti (aiutare a raccogliere
la lana, preparare dei cannelli per il telaio, compiere un'ulteriore missione
presso qualche artigiano vicino) e tutto ciò diventa per lui occasione
per allargare le sue conoscenze sulla vita e le attività che si svolgono
nel vicinato.
Degno di nota, nonchè in netto contrasto con l'attuale modo di pensare,
è l'atteggiamento della comunità grika tradizionale nei confronti dell'educazione
sessuale dei ragazzi e, in generale, della sessualità. Tutto ciò che
riguarda la sfera sessuale è tabù; significativamente, non esistono termini
in griko per designare gli organi sessuali (ad eccezione di un generico
ntropì = vergogna) o l'attività sessuale. Le informazioni che vengono
date ai bambini sulla nascita dei figli sono reticenti e fuorvianti (
i bambini "si comprano" o vengono buttati giù dai santi; il pancione è
una malattia, una pancia piena d'acqua); l'espressione "compra il bambino"
(vorazzi o pedì) è rimasta tuttora nel comune modo
di esprimersi. L'ignoranza in questo campo, soprattutto per le ragazze,
dura a volte fino al matrimonio; numerose storielle descrivono, per quanto
con la paradossalità del linguaggio faceto, le strane conseguenze di tale
ignoranza.
Una figura importante, al di fuori della stretta cerchia familiare, che
accompagna il bambino dal battesimo all'età adulta, è quella del "compare"
. Il "compare" (padrino del battesimo) assume un ruolo di tutore del bambino
e viene assimilato nell'ambito dei familiari più stretti; solitamente
viene scelto tra le persone economicamente più in vista (essere designati
"compari" è un segno di prestigio sociale), anche perchè tra le sue funzioni
vi è quella di aiutare il figlioccio, divenuto adulto, a inserirsi nel
mondo del lavoro e a trovare una sistemazione.
Una tradizione tipica, relativa al mondo dell'infanzia, è costituita dalla
strina (strenna) che ha luogo a Capodanno. Al bambino viene preparata
la pungheddha, cioè un sacchettino di stoffa con il quale
il piccolo va in giro per augurare il buon anno a vicini e parenti venendo
contraccambiato con qualche moneta o qualche piccolo dono.
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