Il griko
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IL CORTEGGIAMENTO E LE NOZZE

Al di là dell'esito finale cui può portare, "fuga" o nozze regolari, il corteggiamento e il fidanzamento tra un ragazzo e una ragazza segue procedure predeterminate e sottoposte a un rigido controllo da parte della famiglia e del vicinato.
Occorre richiamare qui l'attenzione, poichè se ne dà il pretesto, sulla grande importanza che riveste il vicinato (ghetonìa) nella vita della comunità grika; esso svolge un ruolo di supporto nelle evenienze più importanti della vita di ciascuno (nascita, matrimonio, morte) nonchè in particolari attività quotidiane (il bucato, la preparazione del pane o della salsa di pomodori per l'inverno); rappresenta un contesto di socializzazione primaria al cui interno si soddisfano esigenze di apprendimento (per l'infanzia), di svago (soprattutto per le donne, che passano il loro tempo libero riunendosi nei cortili del vicinato a sferruzzare, spettegolare o ascoltare lunghi racconti da parte di qualche narratrice provetta) e, soprattutto, di controllo sociale: nell'ambito del vicinato tutte le azioni e i comportamenti degli abitanti vengono risaputi, commentati, approvati o condannati; c'è sempre una donna che si assume il compito di informare con tempestività e ricchezza di dettagli sui fatti ed i discorsi dei vicini.

Così, nel caso del corteggiamento, (un ragazzo che gironzola attorno a qualche abitazione con frequenza sospetta) è il vicinato che nota, arguisce, informa la famiglia, al cui interno si elaborano poi le dovute strategie di accettazione o di rifiuto. Da notare che la tradizione ha ritagliato per il maschio il ruolo del cacciatore (egli adocchia la ragazza durante la messa domenicale o durante le passeggiate festive nelle quali le ragazze escono con la famiglia); per la donna il ruolo della preda, passiva e riluttante.
Un compito essenziale spetta alla famiglia, in particolare alla madre, nei confronti di una ragazza: vigilare sulla sua buona reputazione. Una ragazza deve arrivare illibata alle nozze, per cui non sono ammessi da parte di quest'ultima atteggiamenti liberi e confidenziali verso i maschi, che potrebbero insospettire, e, soprattutto quando il corteggiamento di un giovane è stato accettato e a questi si permette di incontrare in casa la ragazza, la vigilanza deve essere assidua e inflessibile. Da qui le situazioni richiamate nei testi, realistiche fino a pochi decenni fa, benchè possàno apparire assurde alla sensibilità attuale.
Il periodo di fidanzamento, che permette ai giovani di conoscersi (se così si può dire) ed alle famiglie di mettere a punto i rispettivi obblighi, si conclude con i preparativi delle nozze. Un'interessante pratica, in tale contesto, è la "stipula" (stibbula) del corredo della sposa. Si tratta di una esposizione dei vari capi di corredo in possesso della ragazza alla presenza del fidanzato, della famiglia di costui, di parenti e vicini. Tale esposizione serve anche ad esibire, attraverso la quantità di pezzi dei diversi generi di biancheria da corredo (da 12-15 fino a 25-30), la maggiore o minore disponibilità finanziaria di una famiglia.

La cerimonia di nozze tradizionale comprende anzitutto il corteo nuziale: la sposa, accompagnata da un uomo celibe della sua età, ad esempio un cugino, seguita dalla coppia dei testimoni, dallo sposo, anch'egli sotto braccio ad una giovane parente, dai parenti, dai vicini e da un nugolo di bambini, percorre a piedi la distanza tra la casa e la chiesa, seguita durante il percorso dagli sguardi ammirati di tutti coloro che si affacciano a guardare il corteo. Un'usanza praticata nei confronti della ragazza che, sposandosi con un forestiero, dovrà abbandonare il paese è la cosiddetta ambarrà: un nastro viene frapposto da un lato all'altro della strada come metaforico impedimento al passaggio della giovane, nastro che la sposa provvede a tagliare. Segue in chiesa la cerimonia religiosa. Da notare in proposito la sopravvivenza nel griko del verbo stefanonno (mi sposo, vado a nozze), non più usato ma ricordato dai più anziani, che ricorda nel suo etimo la primitiva cerimonia religiosa secondo il rito ortodosso, comprendente appunto uno scambio di corone.
All'uscita dalla chiesa gli sposi sono accolti, oltre che dagli auguri dei presenti, dal lancio di confetti e "candellini" che costituisce per i ragazzi del seguito l'aspetto più interessante: essi infatti si buttano per terra e fanno a gara nel raccoglierli e riempirsene le tasche.
Il ricevimento si svolge nella casa dello sposo o della sposa e prevede anzitutto il pasto nuziale, per i parenti e gli invitati più importanti; in seguito, ai vicini ed agli amici che vengono a fare gli auguri agli sposi, vengono offerti taralli, dolci e rosolii di vario tipo. Un ulteriore momento di festa avviene spesso, per gli uomini, nel bar della piazza dove i due padri offrono da bere a tutti i presenti.

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