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Kalòs ìrtate stin Grecìa Salentina - Benvenuti nella Grecìa Salentina, l’area grika della Provincia di Lecce, Unione tra i Comuni di Calimera, Carpignano Salentino, Castrignano dei Greci, Corigliano d’Otranto, Cutrofiano, Martano, Martignano, Melpignano, Soleto, Sternatia e Zollino. |
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La Grecìa Salentina ricopre in questo senso un ruolo rilevante proponendo delle peculiarità legate al suo essere minoranza linguistica. Sicuramente in linea con il resto del territorio salentino sono tradizioni quali quella della Quaremma, personaggio simbolo del passaggio da un periodo di allegria, qual’è il Carnevale, ad un periodo di privazioni e preparazione alla Pasqua qual’è appunto la Quaresima. Si tratta di un fantoccio di paglia, appeso fuori dalle case, che personifica una “vecchia” che indossa un abito scuro, un fazzoletto in testa e, in mano, un fuso e una conocchia. Elemento caratterizzante la Quaremma è, inoltre, un’arancia in cui sono infilzate, a raggiera, sette penne di gallina, una per ogni settimana della Quaresima. Alla fine di ogni settimana si toglie la penna corrispondente ed il giorno di Pasqua la Quaremma viene bruciata a simboleggiare la liberazione dalle privazioni e dalla sofferenza.
Tradizione, invece, propria dei paesi di lingua grika è il Canto di Passione (“Passiuna tu Christù”) o Santu Lazzaru. Si tratta di una tradizione in cui la poesia e la musica popolare si fondono con i sentimenti religiosi e la volontà di espiazione che precede la Pasqua. Il sabato prima della Domenica delle Palme, giorno di San Lazzaro, o comunque nella settimana che precede appunto questa giornata, tre cantori, generalmente un organettista e due voci, si recavano nei paesi di lingua grika e, agli angoli delle strade, cantavano e recitavano episodi della vita di Cristo. Portavano con loro un ramo di ulivo decorato con nastri rossi, immagini sacre e arance. Il canto, di autore anonimo, era tramandato oralmente ed è costituito da circa 70 strofe che raccontano episodi della vita di Gesù e della Passione, in alcuni casi i cantori aggiungono episodi di vita privata riferiti a parenti o vicini di casa. Ha una struttura in quartine e uno schema pressoché fissato, inizia con il buongiorno e l’introduzione dell’argomento
per concludersi con l’affermazione che “I glossa e ssozi pleo na milìsi/ De na cantèsci plèon o lemòvo” (La lingua non può più parlare/ La bocca non sa più cantare), in quanto sta per iniziare la Settimana Santa, e la richiesta ai presenti di una ricompensa in denaro o in natura, “’Si dòkete-mma canèa tturnìsi/ O puramenta canèan agguòvo” (dateci qualche soldo/ oppure qualche uovo). È importante sottolineare il carattere di rappresentazione teatrale che i cantori danno alla loro esibizione accompagnando le parole con gestualità e mimica facciale finalizzata a far comprendere meglio la sofferenza vissuta da Cristo. D’obbligo è il riferimento alla Sacre rappresentazioni medievali, in particolare il “canto di Passione” sembra rimandare alla tradizione del “Bruscello”, rappresentazione popolare che ha per oggetto eroi e personaggi biblici e che si svolgeva agli angoli delle strade nel periodo compreso tra il Carnevale e la Domenica delle Palme, scenografia della rappresentazione erano rami decorati con nastri colorati, fiori e arance, simbolo di fertilità e di buon augurio per l’arrivo della primavera. Per informazioni sulla rassegna Canti di Passione, che si tiene dal 25 marzo al 1 aprile 2007, si può visitare il sito internet www.cantidipassione.it
Il giorno di Pasquetta, invece, porta all’attenzione dei più in Grecìa Salentina, i riti legati alla Cappella di San Vito e la pietra forata di Calimera. |
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