GIOVÈ
MIMMA: Per la verità,
Peppina, non mi sembra giusto. Perché non
dobbiamo farle entrare in casa queste persone? Ci mangiano?
PAPPINA: Beh, i preti
così hanno detto. Che vuoi? Mettere in dubbio quello
che dice l'arciprete?
MIMMA: Per carità,
non voglio discutere le parole dei preti, comare. Però
le cose le voglio capire.
NINA: E' arrivata lei
a voler capire le cose, adesso!
MIMMA: Che vuoi dire,
Nina? Che sono una scema? Vedrai, vedrai: domani mattina, quando
vado ad ascoltare messa, entrerò dritta dritta in sagrestia
a chiedere all'arciprete come
stanno le cose.
ABBONDANZA: Quali cose?
MIMMA: Di Giové.
ABBONDANZA: Giové?
Che vuoi dire?
MIMMA: Tu non sai niente,
allora! Senti, comare: avanti ieri, di
pomeriggio, son venuti un uomo e una donna a trovarmi,
quelli che chiamano di Giové: mi volevano parlare. Che
dovevo dirgli, andatevene? Erano così carini. Sedetevi,
ho detto,
sedetevi. Sai, non avevo nient'altro da fare io, comare. Volevo
passare un poco di tempo. Quelli hanno preso dei libri e si
son messi a leggere: roba di chiesa. Come parlavano bene! Il
fatto, se ho capito bene quello che dicevano, sta tutto qui:
che
noi diciamo Gesù Cristo; per loro invece non si chiama
così,
si chiama Giové. E mi hanno mostrato sul libro che c'era
scritto proprio Giové. Ho pensato: non devo domandare
l'arciprete?! Ti dirò: non dicevano cose cattive, quelli
lì. Prima
che se ne andassero, gli ho dato mille lire e mi hanno lasciato
tanti giornaletti. "E chi li legge?" gli ho detto,
"portateli e dateli più avanti". Per forza
me li hanno voluti lasciare. "Non
hai nipoti?" mi hanno chiesto, "te li fai leggere
da loro". Te li
devo mostrare: guarda quanti giornaletti per mille lire! Poveretti,
dico io: vanno girando al sole e al freddo. Perché dobbiamo
cacciarli di casa?
PEPPINA: Poveretti?
Guarda che ti sbagli. Li pagano, ad andare in
giro, che credi? E li pagano bene!
MIMMA: Possibile?
PEPPINA: Possibile,
possibile. Nessuno fa mai niente per niente, ricordatelo bene,
comare. Non so da dove arrivano i soldi. E
poi, non credere! Cominciano da Giové, come dici tu,
e vanno a finire a certe cose...
MIMMA: A quali cose?
PEPPINA: Aspetta! Alla
Carmela, l'altro giorno, sai cosa hanno detto? Anche lei gli
aveva dato un po' di confidenza, come hai
fatto tu...
MIMMA: Che le hanno
detto?
PEPPINA: Che non si
dovevano fare i "sepolcri".
MIMMA: Beh, e perché?
PEPPINA: Valli a capire!
Dicono che sui libri non stanno scritti.
MIMMA: E a loro che
importa se noi facciamo i sepolcri? Li abbiamo sempre fatti.
ABBONDANZA: Questo
mancherebbe alla povera Antonia, che le togliessero i sepolcri.
Da tanto tempo che è affaccendata, poverina, a tenere
l'orzo con l'ovatta bagnata sotto il letto, ché de-
ve aggiustare i sepolcri alla cappella del Crocifisso.
PEPPINA: E questo non
è niente. Hanno parlato del pane di
Sant'Antonio e neppure gli è piaciuto.
MIMMA: Neppure!
PEPPINA: Che ti devo
dire? Le sono entrati nella stanza da letto,
poveretta, e hanno visto che aveva sul comò i ritratti
del padre e della madre - riposino in pace! - con il lume acceso
e
due rose in un bicchiere. Non vuoi che quei giovani
hanno cominciato a togliere tutto da lì, perché
neanche queste cose stanno scritte sul libro? Pure la madonna
dalla parete sopra il letto volevano toglierle! Che ne sai!?
La povera
Carmela non ci ha visto più: ha raccolto tutto, si è
fatta coraggio e li ha cacciati di casa, quei delinquenti.
MIMMA: O Madonna mia!
Così stanno le cose? Possono aspettare
allora che li faccia entrare un'altra volta! Si provino a toccarmi
la mamma, poveretta, da sopra il comò, o san Brizio
che sta sul letto! Vengano di nuovo, vengano: so io dove li
devo mandare, con quei giornaletti e con tutto il loro Giové!