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IL FAST FOOD DEI GRIKI

In genere la cucina grecanica è piuttosto elaborata e richiede tempi di preparazione lunghi.

Ci sono tuttavia delle ricette veloci – e poverissime – a base di pane o di farina, che consentono di preparare un pasto in pochi minuti, e ciò risultava utile in passato specialmente quando, operazioni oggi semplici come il bucato, oppure la preparazione del pane o i vari periodi di raccolta, tenevano le donne impegnate per l’intera giornata.

Pane cotto

In una pentola con acqua si mettono pane raffermo tagliato a grossi pezzi, olio, sale, un pomodoro fresco pelato e due foglie di alloro; si porta il tutto ad ebollizione senza mescolare e si serve bollente dopo averlo spolverato di pecorino.

Cecamariti

È uno dei piatti più famosi della gastronomia grecanica ed ancora molto diffuso.
Si frigge del pane raffermo tagliato a grossi pezzi e lo si aggiunge a piselli (o fagioli) e rape o cicorine selvatiche precedentemente cotti.

A prima vista, sembra che questo piatto sia l'antitesi del fast food: basti pensare al tempo di preparazione dei legumi o a quello della verdura. In realtà, li cecamariti venivano preparati in pochi minuti utilizzando gli avanzi di pasti precedenti ed il nome, acceca mariti, indica con ironia proprio questa caratteristica della ricetta di abbagliare e ingannare i mariti presentando loro un piatto rapidissimo, il quale sembra aver richiesto tempi molto lunghi.

Cialateddha

E’ un piatto freddo, estivo. Si bagna del pane raffermo tagliato a grossissimi pezzi e lo si condisce con olio, sale, origano, capperi, cipolla affettata, pomodori freschi, minunceddha (una specie di cetriolo dolce) e verdure sott'olio e sott'aceto.
Il nome è diminutivo, dall'arabo cialatà.

Le pittule

Pittula è il diminutivo del latino pitta, cioè piccola pizza.

Semplici sono gli ingredienti (farina, acqua, sale e lievito) e la preparazione: si impastano gli ingredienti e si fa lievitare la pasta.  In una pentola si fa fumare abbondante olio; si formano delle palline dall’impasto e si friggono, togliendole dall’olio con una schiumaiola quando ranno dorate.

La semplicità delle pittule è proverbiale : E cce suntu, pittule? - Mica sono pittule! è ripetuto dai grecanici che vogliano sottolineare la complessità di qualcosa.

L’impasto delle pittule può essere arricchito a piacimento con pezzetti di pomodoro, capperi, alici salate, baccalà.

Le pittule di sola farina possono essere consumate sia semplici, sia inzuppate in miele o vin cotto, dando luogo ad una particolare armonia di dolce e salato.

Le lumache

Tra i prodotti spontanei utilizzati nella gastronomia povera, un posto di rilievo hanno le lumache, di cui nella Grecìa salentina si trovano ancora abbondanti le seguenti specie: cozza pinta, municeddha, cozza piccinna (o cozzeddha), mangiarrucu.

Le lumache vengono raccolte a partire dalle prime piogge autunnali, in genere nelle ore dopo il tramonto.

Le più apprezzate sono le municeddhe (Elix aperta), così chiamate – monicelle – per il colore marrone del guscio, che ricorda quello del saio di alcuni ordini monastici.

Municeddhe alla genovese

Si fa rosolare in abbondante olio parecchia cipolla con due foglie di alloro; si aggiungono poi le municeddhe cu lla panna (cioè le municeddhe non private della patina biancastra che chiude la bocca del guscio nei mesi di letargo del mollusco) ben lavate, si sala e a metà cottura si bagna con del vino bianco che si farà evaporare.

In base ai gusti, potrà aggiungersi del peperoncino in qualsiasi fase della cottura.

Municeddhe rrustute – municeddhe arrostite

Si pongono le moniceddhe sul fuoco in un tegame coperto e si lasciano arrostire per qualche minuto. Si mangiano calde, estraendole dal guscio con uno stecchino e intingendole leggermente nel sale.

Cozzeddhe e cozze pinte

Le cozzeddhe (o cozze piccinne) e le più diffuse cozze pinte si mangiano tradizionalmente lesse in acqua salata aromatizzata con l’origano e condite con olio.

Un tempo, venivano consumate, come passatempo, dalle persone sedute a chiacchierare al fresco delle curti (cortili), nelle ore successive al tramonto.

 


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