Introduzione
I mestieri del fuoco
I mestieri del legno
I mestieri della pietra
I mestieri di servizio
L'artigiano in casa
I mestieri della terra

I MESTIERI DEL FUOCO

Il fascino del fuoco, e la sua ambivalenza (fonte sia di luce che di male) sono da sempre vivi nell’immaginario collettivo, e si sono proiettati nelle attività legate al fuoco, per cui gli artigiani che lo usano (u craunàru, u furnaru – il carbonaio, il panettiere) sono indispensabili, ma anche neri e sporchi, lavorano in atri bui e non di rado di notte.

Lu craunàru – Carbonaio

Lu ferraru - Fabbro

Lu ramaru o quatararu - Ramaio o Calderaio

Lu furnaru – Fornaio

 

Lu craunàru – Carbonaio

I carbonai, nella Grecìa salentina, erano insediati soprattutto a Calimera, grazie alla ricchezza arborea del territorio, e da qui il carbone raggiungeva tutta la provincia.

Il mestiere del carbonaio richiedeva competenze ed abilità ad alto livello, e l'esperienza contava moltissimo, per cui, come tra contadini, l'anziano rappresentava una risorsa preziosa.
Il processo produttivo è complesso, composto di diverse fasi ben distinte, si concludeva con l’operazione di ripulitura dalle scorie di lavorazione del craùne (carbone), che veniva poi pesato, insaccato ed avviato alla commercializzazione.

Accanto alla produzione del craùne, vi era quella della craunella (carbonella) che si otteneva dalla combustione di piccoli rami.

vedi il filmato

Lu ferraru - Fabbro

Col nome generico di  ferraru si indica l'artigiano che lavorava i ferramenti, e quindi tanto il fabbro ferraio quanto il coltellinaio, il magnano e il battitore di ferro. Rimanevano escluse da questa categoria le attività del ramaio, considerata di maggiore specializzazione, quella dello stagnino, per la quale era richiesta minore abilità, e quella del ferracavaddhi, il maniscalco, probabilmente a causa della forte richiesta.


La materia prima del fabbro è costituita da barre di ferro di varie dimensioni. Le sue macchine ed i suoi attrezzi principali sono: la fucina, nella quale viene acceso il fuoco di carboni e tenuto vivo con un mantice (o un soffietto per le operazioni di minore entità), l'incudine, martelli di varie dimensioni, tenaglie, stagno e relativo martelletto per l'applicazione.


Gli oggetti maggiormente richiesti erano i cerchi per le botti, attrezzi per l'agricoltura (con riguardo particolare alle lame: felci, forbici da pota, coltelli), attrezzi per lo scavo e per l'edilizia, utensili domestici, centruni (enormi chiodi usati come ganci) chiavi e serrature, cerniere e cardini.
Il fabbro produce anche cancelli ed inferriate, abbastanza spesso arricchiti da curve ed applicazioni.

 

Lu ramaru o quatararu - Ramaio o Calderaio

Partendo da lastre di rame (rosso o argento, a seconda della composizione), di latta e di ottone, il ramaru fabbricava quatare (caldaie) e quatareddhe, fessure (calderoni) e padelle, menze (recipienti per l’acqua da dieci litri circa)  e ndacqualore, (innaffiatoi).

 

Lu furnaru – Fornaio

Ogni famiglia preparava in casa il pane per il proprio fabbisogno. Li signuri (i signori, i ricchi) avevano un proprio forno, di piccole dimensioni, per uso domestico; la maggior parte della gente utilizzava i forni che li furnari mettevano a disposizione a pagamento, talvolta in natura (in genere panelle, che il fornaio rivendeva, oppure legna.).

Il fornaio iniziava il suo lavoro molto presto, intorno alle due: "caricava" il forno di fascine di ulivo (la ramaglia risultante dalla potatura) che bruciavano rapidamente, producendo un forte calore che riscaldava il piano e le pareti in mattone del forno, quindi accatastava in un angolo la brace, che manteneva alta la temperatura. Erano intanto arrivate frise e pucce (le panelle) della prima nfurnata (infornata), che con la pala venivano introdotte e sistemate nel forno: dietro le pucce, più grandi, davanti le frise.

Le frise si ottengono da piccole panelle circolari, di un  diametro massimo di venti centimetri. Dopo la cottura esse vengono tagliate a metà in senso orizzontale, servendosi di una cordicella: la si attorciglia intorno alla frisa e si tirano le due estremità, le due metà così ottenute vengono rimesse in forno per essere biscottate.

Ogni famiglia preparava in casa il pane per il proprio fabbisogno. “Lì signuri” (i signori, i ricchi) avevano un proprio forno, di piccole dimensioni, per uso domestico; la maggior parte della gente utilizzava i forni che “li furnari” mettevano a disposizione, a pagamento (talvolta in natura: in genere panelle, che il fornaio rivendeva, oppure legna.).

 

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