Un bugnato cinquecentesco ci consente di datare immediatamente l'edificio, sottoposto nel tempo a vari rimaneggiamenti.
Il palazzo prende il nome dalla famiglia Arcudi, originaria di Corfù, che ebbe il suo esponente più insigne in Antonio Arcudi, prete di rito greco che a metà del Cinquecento compilò, su richiesta della gerarchia cattolica, un breviario della liturgia greca, il Neon Antologhion, opera per la quale fu considerato traditore da parte di una componente del clero soletano.
Suo figlio Francesco, insigne grecista, segna il passaggio dal rito greco al rito latino, anche se, come negli altri paesi, molti sacerdoti e clerici di fatto esercitarono ancora per lungo tempo secondo il rito greco.